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lunedì, 09 novembre 2009



tende verdi


C'era un movimento ondulatorio dietro la tenda, lo fissai incredulo.
Esclusi il cane, non ne avevo.
Il gatto pure, era quello del vicino e non nutriva grande simpatia per me.
Verificai la serratura della porta d'ingresso: nessun segno di effrazione.
La mia casa era tutta lì, sala-angolocottura-angololetto.
Soffitto a cassettoni, però. Primo piano nobile.
Guardai attentamente l'orlo della tenda, era indubbio, ondeggiava. Ogni tanto si apriva di pochissimo al centro, quel tanto da far scorgere i battenti serrati.
La mia mente scartava ipotesi.
Alla fine mi decisi, quattro passi e afferrai il cordone, diedi uno strappo secco.
Nello scorrere rapidissimo dei teli verso le estremità, fui investito da uno sfarfallio e da uno sbuffo d'aria calda. Quasi ne fui atterrrato. Non riuscivo a capire.
Tentai di rialzarmi, ma mi sentivo appesantito e non coordinavo i movimenti.
Mi trascinai verso il letto.
Quando giunsi davanti al grande specchio guardaroba, ebbi un soprassalto: vidi un vecchio gigantesco, steso sul pavimento.
Osservai e lui mi osservò.
Mi avvicinai e lui si avvicinò.
Raggiunsi a fatica la superficie levigata, la toccai. Mi parve di sfiorare l'altra mano, enorme, che si accostava alla mia.
Guardalo negli occhi, pensai, guardalo bene.
Levai lo sguardo, e l'altro mi guardò con raccapriccio.
Cominciai a pensare che stessi sognando, che di lì a poco mi sarei svegliato e l'incubo svanito.
Ora però il gigante mi scrutava interrogativamente, i suoi occhi sembravano increduli e impauriti.
Cosa avrà mai da temere, pensai, da un piccoletto come me?
Eppure quell'espressione timorosa si faceva sempre più inorridita.
Con uno sforzo sovrumano mi sollevai sul busto, anche l'energumeno si sollevò.
Senza distoglierne lo sguardo mi costrinsi a parlare.
Anche lui aprì la bocca
Una voce tuonò nella stanza: CHI SEI TU?...



postato da: cristinabove alle ore 08:02 | Link | commenti (14)
categoria:racconti
martedì, 03 novembre 2009




Prestami un piccolo mantice
a sbuffo
da farne un vento zefiro
labbra di ciano tinte
scivolare
su profili di vetro
 
intanto scrivo
sulla tastiera l'ansia mia sonnambula
in diretta
 
si accoglie e ci si abbraccia
altrove
nel mio letto di ghiaccio e di scintille
incorniciata a stille segnatempo
dormire è un fuori-gioco
 
ma l'amicizia sa come arrivare
all'anima mia incredula
con spartiti di musicheparole
e d'improvviso
intorno a me la fiamma
ha mille braccia a riscaldarmi
 
e vivo.
 

postato da: cristinabove alle ore 07:43 | Link | commenti (18)
categoria:poesie
martedì, 06 ottobre 2009


Altro dice il mio dentro
di graffiti al nero

scapole in dissesto
abbozzi d'ali

è lì che grido e volo e fingo
d'essere umano
spingo su fondi corrugati
spolveri a sanguigna
affresco stringhe
brane illusorie in tempo rovesciato
universo e pupille

sento che siamo il vuoto e il pieno
a combaciare

 




postato da: cristinabove alle ore 10:34 | Link | commenti (1)
categoria:poesie
venerdì, 02 ottobre 2009
DSC01458



















Non mi vestirò a lutto
non avrò altre lacrime per te
ora, soprattutto ora che tu sei qui
per ogni dove
perché quando non c'eri
ci separavano distanze
da non poter colmare

ora che sei dovunque
posso ascoltare la tua voce
registrata nel cuore
posso vederti come ti piaceva
mostrarti, lunghi capelli biondi
il fondo tinta perlescente
- me lo raccomandasti
e poi me lo spedisti
con gli orecchini cuoriazzurri-

l'indosserò per te e per sentirmi bella
come asserivi tu.

Mi hai dato chiavi preziose
mi dicevi: àmati e non sprecarti.
Ne sapevi qualcosa.
potevi essermi figlia
e invece fosti più di una sorella
eri saggia e spaziavi con la mente
volevi esser poeta e la Poesia
ti baciò mente e cuore.

Questo non è un addio
e tu lo sai.


 dedicata alla mia amatissima Bea



postato da: cristinabove alle ore 11:57 | Link | commenti (4)
categoria:poesie, cielo, realtĂ  e speranza
martedì, 18 agosto 2009


Dalle quindici e un quarto
alle quindici e venti
ho camminato a ondate di coscienza
assonanze raccolte lungo margini
su curve orizzontali
piste annodate a otto
e voi sapete
se al diritto o al rovescio
prestare l'attenzione

lancette quasi ferme

anch'io mi arresto

voi che credete ai folli
ai saggi che rimasero bambini
saprete di questi angoli remoti
rifugio dei poeti
dove si svolge il tempo in fasi
eccentriche
il viaggio che nell'arco di un minuto
percorre l'infinito.
postato da: cristinabove alle ore 10:23 | Link | commenti (5)
categoria:poesie
giovedì, 13 agosto 2009


Sai quando vince il sonno a volte
mani disgiunte a scontornare il senno
e la preghiera?
Vuoi che le cose ridano
ma intanto come puoi tu tacere se
di pianto
è continuo inondare fiumi e terra?

E sei solo un respiro nella stanza
tra colate di cera nel silenzio
gipsoteca di calchi, ossa impiombate
voglia di niente, un assoluto
zero. Nelle matrici inaridite arrese
a sangue e fiele
son forse tuoi i tormenti sul finire?
Chi devasta le forme alle creature?
Chi pugnala le spalle agl'innocenti?

Ho voglia di spazzare via chi ride
chi dice che la vita è solo bella.
Diglielo tu, mia figlia di dolore
diglielo tu che male non ne hai fatto
e porti in grembo la fottuta morte.

Diglielo ti scongiuro
prima che in bocca ti ci metta sabbia
prima che gli occhi tuoi chiudano il tempo
chiedi per tutti i fiori calpestati
per tutti i corpi deformati e vinti
e se la voce non ti basterà
le mie corde urleranno il tuo tormento

a pugni chiusi
a cuore scardinato.


postato da: cristinabove alle ore 06:32 | Link | commenti (2)
categoria:poesie
domenica, 28 giugno 2009



E m'inabisserò, dove nell'acqua
che già trattiene l'ombra
a combaciarmi avrò la solitudine.
Al limite di me
non ho più grido
né affiorare di gemiti
nemmeno corrispondo al mio riflesso
mi divide da me l'aria e il respiro.

Mi sorprendo a restarmene sospesa
il corpo al vento, i sensi all'erta che
potrei stanare Dio da quel fondale.
Fossi quel greto io stessa
e fossi lago, e fossi cielo
affonderei nel cuore del vulcano

Invece ancora vivo e ancora spero
nell'apparente stasi di un disegno
che il pittore dipinga le mie ali.
postato da: cristinabove alle ore 07:43 | Link | commenti (20)
categoria:poesie
domenica, 14 giugno 2009



Vieni alle falde degli uomini salici
fronde sul lago cenere e fondali
vieni a provarne brivido e sgomento

è così che risiedi nelle cose
è così che ti nutri d'emozioni

Ora decido
diventerò macigno inamovibile
invano le tue lacrime di pioggia
righeranno la pietra e
in cristalli riflessi sulla fronte
tra le pieghe degli anni
terminerò i miei giorni

e sperimenti il limite e il finire
Tu l'eterno immanente
in ogni quanto particella nome
Tu che immortale vivi
d'ogni morte.



postato da: cristinabove alle ore 07:24 | Link | commenti (22)
categoria:poesie
martedì, 02 giugno 2009

ecco che cosa può fare l'amore


Alla nascita di Rick nel 1962, il cordone ombelicale gli si era attorcigliato al collo impedendo la regolare irrorazione sanguigna del cervello e la conseguente ossigenazione, con il conseguente danneggiamento dello stesso. All'età di 8 mesi i medici emisero la triste sentenza: Rick non sarebbe stato "normale" a causa dei danni irreversibili al cervello, tanto da suggerire ai genitori di prendere atto della disabilità del figlio, suggerendo persino di crescerlo senza troppe cure poiché sarebbe stato un vegetale per il resto della sua vita. I genitori, però, erano convinti di poter far crescere Rick in modo assolutamente "normale", così come erano fermamente convinti che fosse intelligente tanto quanto i fratelli nati successivamente; con questa convinzione chiesero alla locale scuola pubblica di accettare Rick, ma la direzione dell'istituto si presentò molto titubante perché ritenevano che - in quanto non in grado di parlare - Rick non fosse neanche in grado di apprendere. I genitori di Rick gli insegnarono l'alfabeto e gli fornirono una rudimentale istruzione di base.
Nel 1972 l'intervento di un gruppo di ingegneri della Tufts University venne visto come un segno della Provvidenza. Essi fecero uno scherzo a Rick e questi rise apertamente. Quell'esperienza fece immediatamente comprendere come le capacità intellettive di Rick non fossero assolutamente intaccate. Il ragazzo mostrava di capire ciò che gli veniva detto e, a suo modo, reagiva come avrebbe fatto chiunque altro, ma gli serviva uno strumento che gli permettesse di comunicare con le altre persone. Gli scienziati della Tufts University realizzarono un computer interattivo che abilitava Rick alla comunicazioni verbali: sullo schermo scorronevano le lettere dell'alfabeto e quando appariva quella desiderata dal ragazzo, questi con un leggero movimento della testa cliccava un interruttore collocato sulla sua sedia a rotelle, all'altezza della fronte. Con le prime frasi composte sullo schermo ("Go Bruims") Rick ha fatto scoprire alla famiglia la sua passione per lo sport.
Tre anni dopo, nel 1975, la scuola pubblica accettò l'iscrizione di Rick Hoyt, al pari di tutti gli altri studenti e nel 1977, chiese al padre di partecipare ad una competizione benefica, destinata alla raccolta di fondi in favore di un atleta locale, rimasto paralizzato per un incidente d'auto. Dick non aveva mai partecipato a corse sulla lunga distanza, ma accettò di buon grado di correre spingendo la sedia a rotelle del figlio. Terminarono quasi all'ultimo posto ma con un enorme soddisfazione, tanto che lo stesso Rick commentò "non mi sono sentito handicappato durante la corsa".
Dopo quattro anni di maratone, trascorsi fra l'indifferenza generale e la malcelata intolleranza degli altri concorrenti, il Team Hoyt partecipò ad un triathlon, per il quale il padre, Dick, dovette imparare a nuotare (con un canotto ancorato alla vita di Dick) e riprese confidenza con una bicicletta (con un seggiolino per ospitare il figlio).
La dedizione di Dick verso il figlio è testimoniata dallo stesso Rick, che spiega che suo padre si allenato fino a 5 ore al giorno per 5 giorni ogni settimana, con l'unico obiettivo di partecipare al triathlon. "Per me è un modello da seguire: quando decide di fare qualcosa, qualunque essa sia, lavora finché non ci riesce".

La popolarità dei due Hoyt è cresciuta grazie alle svariate migliaia di miglia percorsi insieme, fino a farli diventare il simbolo della lotta all'emarginazione dei disabili. Da numerosi anni i due portano in giro le loro idee, il loro modo di affrontare la disabilità e i loro punti di vista; spesso partecipano a numerosi incontri pubblici sugli argomenti a loro più cari, e aiutano le famiglie che si trovino nelle loro stesse condizioni.

La dedizione di Dick e l'intelligenza di Rick vennero "premiate" nel 1993, con il conseguimento della laurea in scienze del'educazione da parte del figlio presso la Boston University, seguita dall'ennesima partecipazione alla maratona di Boston nello stesso anno. In quell'occasione, moltissima gente si presentò lungo il percorso con cartelle di auguri e congratulazioni per la laurea di Rick, dimostrando un profondo mutamento nella coscienza sociale nei confronti dei disabili.

Oggi Rick Hoyt lavora presso il laboratorio di informatica del Boston College, ove sta sperimentando "Eagle Eyes", un sistema computerizzato per sedie a rotelle che il disabile potrà comandare con il semplice movimento degli occhi.

Una storia assolutamente esemplare e che dovrebbe farci riflettere.


e qui sotto potrete vedere il videoclip del "Team Hoyt"





postato da: cristinabove alle ore 12:33 | Link | commenti (3)
categoria:realtĂ  e speranza
martedì, 19 maggio 2009


Non i capelli a manto

lady Godiva
a ricoprire trucioli
vita scolpita a concavi di nulla

cavalchi l'ombra
intorno ride il giorno
ma tu non sai che il viso delle gioie
è finito da tempo
e cerchi ancora il luccichio
la fossetta sul mento
e sì che te ne vai pezzo per pezzo

fermati adesso, lady
raccogliti nel grembo
aspetta il giorno delle luminarie
e la staffetta con il testimone
che ti porti una rosa e
forse
un sogno.
postato da: cristinabove alle ore 19:07 | Link | commenti (10)
categoria:poesie